Chi è l’anziano?

Chi è l’anziano: una difficile definizione

Chi è l’anziano?
È destabilizzante da sapere in modo tanto crudo, ma probabilmente tu che stai leggendo stai già invecchiando.

Non ci si pensa finché si è in forze, o meglio, si cerca di non pensarci, ma l’insorgere dell’invecchiamento potrebbe essere già considerato il momento in cui si conclude e stabilizza lo sviluppo fisico, ovvero poco dopo i 20 anni di età.
Chiaramente è una provocazione, per quanto fondata, ma introduce la complessità con cui si tenta da anni di delineare la definizione di “vecchiaia”, o, meglio, di senilità.

L’invecchiamento, infatti, può essere interpretato come uno sviluppo, una maturazione, acquisizione e potenziamento di nuove e numerose funzioni, oppure, lo stesso termine può essere utilizzato per indicare un processo di decadimento e perdita progressiva delle proprie funzioni, dando all’espressione invecchiamento la sfumatura di deterioramento che meglio identifica tale condizione di perdita di strutture e abilità.

Un soggetto importante della società

L’anziano è infatti una figura sempre più importante nella nostra società attuale, non solo, fortunatamente, per l’attenzione maggiore che la psicologia gli sta sempre più dedicando, ma se non altro per il massiccio incremento dei cosiddetti anziani, grazie all’allungamento dell’aspettativa di vita e il miglioramento delle cure mediche che permette di superare o almeno poter convivere a lungo con patologie un tempo fatali.

Questo primato è un vanto italiano (con l’aspettativa di vita alla nascita di 84,84 anni), per quanto sia un grande tema di discussione nel nostro paese il non simmetrico controbilanciamento con un incremento delle nuove nascite. L’attenzione al fenomeno si riscontra, in Italia, a partire dagli anni ’70, appunto per la dimensione quantitativa che si faceva sempre più evidente.

Tuttavia, ancora oggi è complesso offrire una definizione univoca di chi sia l’anziano o anche solo quando in realtà abbia inizio il processo di invecchiamento, a seconda della sfumatura di significato che gli si vuole dare. Inoltre, spesso invecchiamento biologico, mentale e psicologico non vanno di pari passo, complicando ulteriormente la descrizione di anziano e la percezione che egli stesso può avere di sé.

Emerge chiaramente quanto non sia pienamente possibile una descrizione oggettiva di tale fase ma piuttosto come essa vada analizzata sotto aspetti soggettivi.

L’invecchiamento non è così solo mero cambiamento legato alla dimensione del tempo, ma è invece “il complesso delle modificazioni cui l’individuo va incontro, nelle sue strutture e nelle sue funzioni, in relazione al progredire con l’età”.
(Cesa-Bianchi, 1987)

Chi è l’anziano: elementi da considerare per dare una giusta definizione

Per tali ragioni non si può valutare il processo di invecchiamento solo sulla base dell’età cronologica, ma vanno necessariamente considerate anche l’età biologica, che fa riferimento alla posizione raggiunta in riferimento al potenziale di vita, l’età psicologica, che concerne l’adattamento e l’autoconsapevolezza della persona, e l’età sociale, considerate le abitudini e i ruoli sociali, confrontati con le aspettative del gruppo e della società.

La locuzione stessa “terza età”, ancora molto in voga, rappresenta di per sé un’espressione usata spesso a sproposito e generalizzata.

La terza età, infatti, è uno stadio caratterizzato da buone condizioni di salute, da una ancora notevole disponibilità di risorse personali e una valida rete sociale di stimolo e protezione.

La fase caratterizzata dalla necessità di assistenza, dunque dalla dipendenza dal caregiver, e dal decadimento fisico e/o mentale è detta invece “quarta età”. Sempre più spesso nella odierna società, comunque, tali definizioni vanno in ogni caso valutate attentamente caso per caso non essendo possibile cristallizzare rigidamente fasi e cicli vitali.

Naturalmente è sempre auspicabile che lo stadio della terza età duri il più a lungo possibile; tuttavia, la nostra società, da un lato sempre più attenta verso l’anziano ma dall’altro insofferente e impreparata ad esso, offre un ambiente non sempre pronto e attrezzato (in termini di servizi, tolleranza e accettazione), ricco piuttosto di contraddizioni in cui l’allungamento della vita media non è sempre accompagnato da una buona vivibilità dell’esistenza allungata.

Il maggior tempo a disposizione non è infatti troppe volte accompagnato da una sua valorizzazione, le conquiste medico-scientifiche non sono sempre seguite da un potenziamento dei servizi di prevenzione e socio-assistenziali, né da delle famiglie sempre in grado, volente o nolente, di accompagnare l’anziano in questo suo percorso, il quale frequentemente sperimenta vissuti di abbandono.

A cura di Anna Galtarossa

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