Il caregiver: una figura sottostimata

Chi è il caregiver e la sua importanza

È senz’altro corretto e primario concentrare studi e interventi sull’anziano affetto da demenza, una patologia invalidante non solo nel corpo e nell’intelletto, ma anche purtroppo spesso per la dignità umana dell’uomo e della donna malati, che rischiano di diventare irriconoscibili a se stessi e ai propri cari.

Nonostante questa necessaria premessa, anche la delicatissima situazione di chi sta attorno, assiste al decadimento e si occupa di un anziano malato deve essere elemento di sensibilizzazione e intervento per chi opera nel settore.

Il familiare che si occupa di un malato, o comunque la persona in stretta connessione operativa ed emotiva con chi soffre, è detto caregiver, dalla lingua inglese, appunto, “colui che si prende cura”.

Nei casi di demenza, i caregiver sono per la maggioranza donne (74%) e hanno prevalentemente un’età compresa tra i 46 e i 60 anni.

Le attività connesse al ruolo di caregiver sono spesso molto impegnative e faticose sia fisicamente che psicologicamente e hanno un impatto così forte e pervasivo in ogni momento della giornata dell’assistente che frequentemente il caregiver arriva a sentirsi in una condizione alienante e frustrante.

Il rischio di depressione, inoltre, è spesso correlato con i vissuti negativi che questa attività, che anche se non sempre retribuita e valorizzata rappresenta un vero e impegnativo lavoro, trascina con sé, nuocendo spesso anche alla vita sociale, lavorativa ed economica del caregiver. Infatti solitamente il caregiver, a differenza della generica figura del badante, esterno alla famiglia e con regolare contratto di lavoro e retribuzione, offre il suo aiuto gratuitamente o godendo eventualmente solo di quelli che possono essere assegni statali riscossi per via della disabilità del malato.

Una figura spesso non riconosciuta

Il valore raramente riconosciuto a questo difficile ruolo e, come precedente introdotto, vero lavoro, è stato recentemente oggetto anche di discussione politica nel nostro paese trovando per una volta tutti concordi nel disporre e far avanzare l’iter di riconoscimento e sostegno dell’attività di cura e assistenza familiare e la valorizzazione della figura del caregiver.

Tale maggiore attenzione e tutela su questa importante figura diventa sempre più una necessità emergente visto il progressivo invecchiamento della popolazione.

In Italia, attualmente, solo nella regione Emilia-Romagna è attualmente prevista una legge regionale di riconoscimento e sostegno per il caregiver.

La sindrome del caregiver

Lo stress connesso al prendersi cura di un malato ha portato anche alla definizione di una nuova condizione di malessere, la cosiddetta “sindrome del caregiver”: la responsabilità dell’assistenza diventa spesso nel tempo una dedizione quasi esclusiva e continua che esaurisce il caregiver e al tempo stesso gli procura angoscia e vissuti di senso di colpa quando non è a disposizione del familiare malato.

Oltre alle estreme condizioni di irritabilità e stanchezza psicofisica, la sindrome del caregiver può portare a condizioni di ansia, alterazioni del sonno, depressione e isolamento sociale.

Essere un caregiver: l’informazione è essenziale

In conclusione, è indispensabile intervenire, come per ogni fenomeno da prevenire e contrastare, sulla sensibilizzazione e sulla formazione: spesso chi si trova, magari all’improvviso, ad assistere un parente malato non è preparato, non sa come riconoscere i sintomi delle patologie a cui lui stesso rischia di incorrere o, semplicemente, non è informato sulla malattia del suo caro e non ne sa prevedere l’evolversi.

Questa sensazione di vulnerabilità e smarrimento predispone frequentemente a un peggioramento delle condizioni personali e familiari.

Utilissimo, dunque, nel caso di caregiver che assistano un anziano demente, intervenire in modo mirato offrendo loro uno spazio informativo specializzato sulla malattia specifica del loro caro e la possibilità di usufruire di sostegno psicologico e informazioni su quelli che sono i rischi a cui loro stessi sono esposti.

A cura di Anna Galtarossa

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