La solitudine dell’anziano

La solitudine dell’anziano: il rischio di cadere nella depressione

Non molti prestano la dovuta attenzione ad alcune pubblicità di sensibilizzazione sulla condizione di isolamento dell’anziano trasmesse in prevalenza nel periodo estivo, ma se proviamo a fare mente locale ci rendiamo conto che, spesso troppo timidamente, si esorta la popolazione a non trascurare o lasciare troppo in solitudine i propri cari anziani in virtù dell’entusiasmo delle vacanze estive. O, verrebbe da aggiungere, per via dei numerosi impegni quotidiani tra famiglia, lavoro, attività extralavorative ed extrafamiliari.

Del resto, i cambiamenti della struttura familiare dell’ultimo secolo hanno da un lato visto l’anziano come risorsa economica a cui attingere in caso di bisogno, ma dall’altro hanno definito un disgregamento della tradizionale e numerosa famiglia patriarcale, in cui si viveva spesso tutti insieme (nonni, figli, nipoti, zii, cugini) aiutandosi reciprocamente, per far sorgere una famiglia oggi ristretta al nucleo e separata spesso da nonni e altri familiari.

Un elemento da non trascurare

L’attenzione verso l’anziano è necessaria perché la solitudine e la depressione, ma comunque un più complesso intreccio tra fattori biologici, clinici e psicosociali, spesso sono complici dell’attuazione di atti estremi tra gli anziani: la maggior parte dei suicidi nel mondo, infatti, è commesso da persone in età avanzata.

Diagnosticata una sindrome depressiva, occuparsi solo della cura di tale patologia, soprattutto esclusivamente dal lato farmacologico, può non bastare: trovarsi isolati, subire lutti, l’assenza di speranza, le tensioni familiari, il dover fronteggiare una malattia o un’ospedalizzazione sono tutti fattori che possono presentarsi come troppo impegnativi da affrontare per un anziano vulnerabile.

Il suicidio in terza età

Le statistiche rilevano che nei paesi ad alto reddito gli uomini si suicidino più spesso delle donne con un rapporto di 3 a 1, ma, progredendo con l’età, il divario aumenta registrando un rapporto addirittura di 8 a 1 tra maschi e femmine. Si deve considerare anche che tali stime sono al ribasso: molti decessi autoprovocati, infatti, non vengono neppure registrati come suicidi.

La spiegazione di questa disparità di genere potrebbe essere ricondotta a più fattori: da un lato un uomo anziano patisce l’accumulo nel tempo di più fattori di rischio rispetto alle donne, inoltre l’uomo che ha tendenzialmente sempre avuto un ruolo più attivo rispetto alla donna fa più difficoltà ad attuare comportamenti di ricerca d’aiuto e, infine, i metodi suicidari maschili sono generalmente più letali e brutali.

Nello specifico, tra i fattori a rischio suicidario per l’anziano compaiono condizioni psicologiche di ansia e depressione, soprattutto se associate a una condizione medica geriatrica (malattie cardiovascolari, ictus, diagnosi di esordio demenziale, ecc.), l’abuso di alcool, farmaci o sostanze, l’isolamento sociale o rapporti familiari tesi, la probabilità di dover essere ospedalizzati e istituzionalizzati, il doversi occupare del partner malato (sono infatti noti i casi di omicidio-suicidio tra le coppie di anziani).

Come affrontare il rischio di suicidio

Per far fronte al rischio di suicidio dovuto alla solitudine dell’anziano, è necessario intervenire a livello interdisciplinare (medico, psicologico, socioassistenziale), quindi rendendogli fruibili servizi e personale formato a cui chiedere aiuto, integrarlo in attività di socializzazione e occupazione e risulta utile anche limitare all’anziano l’accessibilità a potenziali mezzi di autosopressione (ad esempio, armi da fuoco).

L’anziano, inoltre, è estremamente riflessivo e attento nel progettare la sua strategia suicidaria, senza dare particolari segnali ed essendo anche per questa sua meticolosità purtroppo fatale nel suo gesto.

Quindi è socialmente indispensabile non sottovalutare il fenomeno, in realtà piuttosto diffuso se osservata solo la popolazione anziana; è una tema che spesso viene trascurato anche perché sono spesso gli atti commessi dagli adolescenti (altra categoria a rischio) ad attirare l’attenzione pubblica e dei media.

Preme che ogni persona, oggi che gli anziani sono sempre più numerosi, faccia la sua parte nel promuovere una certa attenzione e presenza verso chi si è prima preso cura di noi, dedicandogli parte del bene che abbiamo di più prezioso: il nostro tempo.

A cura di Adriano Legacci e Anna Galtarossa

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