Il trasferimento in casa di riposo

Il trasferimento in casa di riposo: un momento delicato della vita dell’anziano

Quando si diventa anziani risulta difficile adattarsi ai cambiamenti. Se si tratta poi di cambiamenti imposti dall’esterno (familiari, o circostanze) l’adattamento è ancora più complesso. È facile comprendere come il passaggio dal proprio ambiente alla casa di riposo sia una delle esperienze più drammatiche sperimentate in terza età.

Entrare in una casa di riposo per l’anziano significa :

  • perdere abitudini, ritmi, stili di, vita, contesti familiari
  • avere la percezione di fare ingresso in uno spazio asettico, privo di affettività
  • avere la dolorosa coscienza che quello potrebbe essere il luogo in cui probabilmente si concluderanno i suoi giorni

Il trasferimento in casa di riposo: una grande fonte di stress

Il trasferimento in casa di riposo, anche se frutto di una scelta maturata consapevolmente e in modo personale dall’anziano, si configura come altamente stressante e presenta alcuni rischi per l’equilibrio psicofisico, probabilmente già compromesso, dell’individuo.

In prima battuta va considerato che quanto più l’ambiente risulta essere deresponsabilizzante -sottraendo all’anziano l’autonomia nel compiere alcune azioni quotidiane che sarebbe in condizione di svolgere da solo- tanto più l’anziano sperimenterà un senso di inadeguatezza e assumerà un ruolo passivo. Perdendo alcune competenze o esternando talvolta tale frustrazione in modo disturbante o addirittura aggressivo.

Il trasferimento in casa di riposo: gli aspetti positivi

Contemporaneamente è necessario sottolineare come ( in presenza di condizioni favorevoli, di una buona organizzazione e di una elevata qualità dei servizi offerti dall’istituto) il trasferimento in una dimensione protetta possa avere risvolti positivi per l’anziano. Se l’anziano viene messo nella condizione di riconoscere, nel medio-lungo termine, i risvolti favorevoli della soluzione adottata.

In molti casi la casa di riposo si costituisce come valida alternativa ad una vita di solitudine , in condizioni di mancanza di autonomia e di forte disagio. Fare ingresso in un contesto organizzato, con personale preparato, può conferire all’anziano un senso di sicurezza che non avvertiva da tempo.

La valorizzazione delle risorse

Se l’èquipe dell’istituto riesce a lavorare in sinergia mirando a:

  • non alimentare l’etichetta di malato non autosufficiente
  • valorizzare e potenziare le risorse possedute
  • valorizzare le competenze cognitive
  • promuovere lo. sviluppo di una percezione di sé come individuo attivo e utile all’equilibrio comunitario

l’anziano potrà finalmente sperimentare un rinnovato benessere psicofisico e relazionale.

Quando la casa di riposo offre qualità

Una struttura di qualità è una struttura che offre percorsi ben strutturati al suo ospite. Inteso come persona e non come dato statistico medio. In tal senso i progetti psicoeducativi e riabilitativi dovrebbero essere anche flessibili e personalizzati sul singolo individuo.

Centrale dunque che l’istituto venga sempre più vissuto come una “casa” e che gli ospiti o pazienti in realtà diventino e si percepiscano “abitanti” attivi di quel luogo.

A cura di Adriano Legacci e Anna Galtarossa

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